Intervista a Luca Avoledo, biologo nutrizionista

Primo capitolo di questa nuova serie di interviste che pubblicheremo settimanalmente su Nutridoc. Oggi parliamo con Luca Avoledo.

Nutridoc logo
Pubblicato il 13 Novembre 2020
Redazione NutriDoc.it
intervista luca avoledo nutridoc

Buongiorno Dott. Avoledo, può presentarsi brevemente ai lettori di Nutridoc?

Molto volentieri. Sono un biologo e mi occupo di nutrizione e salute di corpo e mente in ottica naturale, ovvero tramite presidi di carattere non farmacologico: estratti botanici, integratori alimentari, nutraceutici, ulteriori rimedi naturopatici, nonché migliorie dello stile di vita. Tra queste soluzioni naturali, un ruolo di primo piano ovviamente è ricoperto dal cibo, “medicina” potentissima che assumiamo almeno tre volte al giorno. 

Quali sono le motivazioni che l'hanno spinta a perseguire una carriera nel campo dell'alimentazione?

L’aver toccato con mano, ormai tanti anni fa e innanzitutto in prima persona, come l’alimentazione sia una leva importante - forse addirittura la più importante in assoluto - su cui agire per mantenere la salute e, in moltissime circostanze, per ritrovarla. Oggi, le crescenti evidenze di carattere epidemiologico, le ricerche sull’epigenetica, gli studi sul microbiota intestinale, le scoperte scientifiche in innumerevoli altri ambiti di grande sviluppo confermano certe intuizioni e aprono scenari di immenso interesse sulla rilevanza che ha l’alimentazione per la salute umana. Mi occupo anche di dimagrimento, intendiamoci. Ma pensare all’alimentazione solo come mezzo per ridurre il peso corporeo vuol dire non conoscerne le potenzialità. Il cibo fa ammalare, il cibo fa guarire.

Qual'è l'errore più grande che commettono i suoi pazienti prima di rivolgersi a lei?

Ignorare che la nostra salute è, per larga parte, il prodotto delle nostre azioni. E che, se vogliamo qualcosa di nuovo – stare meglio, affrontare con maggior successo una specifica patologia, conquistare il giusto peso, avere un aspetto più sano e via dicendo -, c’è una considerazione da metabolizzare al più presto: dobbiamo fare qualcosa di nuovo. Continuando a compiere le azioni che abbiamo sempre compiuto, continueremo a ottenere quello che abbiamo sempre ottenuto. Sembra ovvio, eppure tanti non hanno chiaro che per nuovi risultati servono nuovi comportamenti. Se devo evidenziare un aspetto che accomuna tutti, ma proprio tutti, i pazienti della Clinica del Cibo al temine della visita è che a ognuno di loro, indipendentemente dalla storia personale o dall’esigenza manifestata, è stata appena fatta una richiesta implicita: attuare un cambiamento. Per ritrovare il benessere abbiamo bisogno di modificare qualcosa del nostro stile di vita, del nostro atteggiamento, del nostro rapporto con il cibo, con noi stessi, con gli altri. Senza cambiamento non c’è vera riconquista della salute.

Cosa si può aspettare un paziente dalla sua prima visita con lei?

Di trovarsi ad avere a che fare con un approccio non poi così diffuso (e, soprattutto, che non sia tale solo a parole...) basato sulla personalizzazione del trattamento e sull’attenzione all’individuo nella sua totalità di corpo, mente, emozioni e persino relazioni. Ognuno di noi è unico, e necessita di attenzioni uniche e globali. E’ per questo che alcune mie prestazioni durano anche oltre due ore. 

Ci può spiegare in che modo il suo background in naturopatia si interfaccia con il suo lavoro di nutrizionista?

Oltre a una laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana, ho conseguito una laurea a ciclo unico in Scienze Naturali e un Master universitario post laurea in Naturopatia. Tutto questo mi ha consentito di sviluppare una visione realmente olistica della nutrizione e, più in generale, della salute. Oggi si sta affermando sempre più il concetto di “One Health”, ossia di salute umana che non può essere disgiunta da quella dell’ambiente in cui l’uomo vive. E’ un concetto che condivido totalmente, per vocazione, formazione e scelta. E in realtà non è affatto un’idea così nuova: tradizioni salutistiche millenarie, come l’Ayurveda, l’antica medicina dell’India, o la medicina cinese, pongono l’accento sull’equilibrio che dobbiamo necessariamente avere con la natura se vogliamo star bene. Siamo intimamente collegati con il mondo che ci circonda. Le patologie derivanti o aggravate dall’inquinamento ne sono solo l’esempio più lampante. “Come dentro, così fuori; come fuori, così dentro”, direbbe il saggio... 

Lei è l'autore di un libro intitolato "No vegan": potrebbe spiegare ai nostri lettori di cosa parla?

E’ un libro divulgativo, ma estremamente documentato, che ho scritto per Sperling & Kupfer pochi anni fa. Analizza in chiave scientifica l’alimentazione vegana, ovvero quella dieta priva di ogni derivato animale (carne, pesce, ma anche latticini, uova e persino miele). Un’alimentazione che, a dispetto di ciò che tentanto di propagandare molti suoi supporter, è fondata più su motivazioni ideologiche che nutrizionali e mediche. La dieta vegana è possibile, ma va pianificata con estrema cura, altrimenti il rischio di farsi male è molto alto. “No vegan” è un titolo volutamente forte, che ha destato più di un malumore. Ma chi lo ha letto sa che  il libro non rappresenta un’accusa verso chi sceglie, del tutto legittimamente, un’alimentazione vegana, bensì cerca di fare chiarezza sull’argomento e di mettere in guardia da affermazioni sui benefici salutistici della dieta vegana che in realtà sono destituite di fondamento. Non da ultimo, critica l’integralismo di cui il movimento vegan purtroppo non è scevro. Il fanatismo è uno dei peggiori mali dell’umanità; ci manca solo quello alimentare... 

Nutrizionista, naturopata, divulgatore scientifico, autore di libri: quale aspetto della sua professione le porta più soddisfazioni?

Devo confessare che non riesco a immaginare la mia professione – e, anzi, la mia vita – senza qualcuno di questi aspetti, che sono intimamente collegati tra loro: quando parlo di sana alimentazione in televisione, per radio, sui libri oppure on line, faccio divulgazione, ma nello stesso tempo sono anche nutrizionista nel senso pieno del termine; così come, quando ho un paziente in studio di fronte a me, sono sì un nutrizionista con approccio naturopatico, ma sto anche facendo la cosa che ritengo più importante per qualsiasi nutrizionista, e addirittura per qualsiasi professionista della salute: educare, ovvero insegnare alle persone a diventare i principali artefici del loro benessere.

Grazie mille per l'intervista Dott. Avoledo! Per chi volesse mettersi in contatto con lui, può farlo tramite il suo profilo Nutridoc.