Menopausa: consigli su come affrontarla con la nutrizione

Un approfondimento sul rapporto tra menopausa e alimentazione

Catia Marozzi  -  nutrizionista
Pubblicato il 5 Ottobre 2020
Catia Marozzi - nutrizionista
menopausa e nutrizione

Il termine menopausa deriva dal greco menos (mese) e pausis (cessazione). La menopausa fisiologica (naturale), che in genere si presenta tra i 46 e i 55 anni (1), corrisponde quindi all’ultima mestruazione, a seguito dell’esaurimento fisiologico della riserva ovarica femminile.

Si parla di menopausa quando si ha l’assenza totale di flussi mestruali da almeno 12 mesi consecutivi, indipendentemente dalla causa (fisiologica, chirurgica, indotta dai farmaci, ecc.). La menopausa, quindi, è solo la manifestazione finale di un declino della funzione riproduttiva che inizia molto tempo prima della cessazione del ciclo mestruale.

Il passaggio alla menopausa avviene in maniera graduale ed è preceduto sempre da un periodo di durata variabile (da pochi mesi a diversi anni) definito climaterio (klimater = gradino) (1).

Durante il climaterio si verificano le prime irregolarità del ciclo mestruale, a seguito delle alterazioni delle secrezioni ormonali. Queste modificazioni endocrine determinano nella donna, una serie di sintomi somatici e psicologici, nonché modifiche della composizione corporea.

Sebbene questa transizione è normale e fisiologica, perché legata alla progressiva interruzione dell’attività follicolare, è una fase delicata per la donna (2), in quanto le manifestazioni ad essa associate (alterazioni del ritmo mestruale, peggioramento dei sintomi premestruali, disturbi del sonno, difficoltà del controllo del peso, instabilità emotiva, ecc.), possono influenzare negativamente la qualità della vita nonché il rapporto con gli altri (1).

 

Fisiologia della Menopausa

La durata del ciclo mestruale dipende dal patrimonio follicolare delle ovaie, ovvero dal numero di cellule uovo, presente in numero predefinito già dalla nascita (2). Alla pubertà, ogni 28 giorni circa, un follicolo ovarico, sotto lo stimolo ormonale (FSH, ormone follicolo-stimolante), va incontro a maturazione.

Dopo l’ovulazione l’ormone luteinizzante LH (ormone adenoipofisario), prodotto sotto il controllo degli estrogeni, permette la formazione del corpo luteo (ghiandola endocrina capace di produrre progesterone). Il progesterone prodotto, prepara l’utero all’eventuale gravidanza, rendendolo pronto all’impianto sull’endometrio dell’oocita fecondato (3).

Nel caso di mancato impianto, l’aumento dei livelli progestinici ematici (che si verifica verso la fine del ciclo mestruale), esercita un effetto inibitorio sulla secrezione adenoipofisaria dei LH. La diminuzione di LH determina la degenerazione del corpo luteo e conseguentemente una riduzione dei livelli di estrogeni e progesterone nel sangue circolante. Segue quindi la fase emorragica con l’espulsione del tessuto necrotico più superficiale dell’endometrio (mestruazioni) (3).

Con l’avanzare dell’età, a seguito dell’impoverimento del patrimonio follicolare, le ovaie diventano più piccole. A seguito quindi della mancata maturazione dei follicoli, si ha un calo degli ormoni estrogeni e progesterone.

L’adenoipofisi inizialmente reagisce a tale squilibrio (diminuzione dei livelli di ormoni di produzione ovarica) aumentando la produzione dell’ormone follicolo-stimolante FSH.

La cessazione della funzione ovarica, determina quindi una carenza degli estrogeni, i quali hanno per la donna un’importante funzione protettiva.

Complicazioni della Menopausa

Sebbene ad oggi non si conoscono ancora del tutto i meccanismi alla base dei sintomi caratteristici della menopausa, è certo che la carenza degli estrogeni abbia un ruolo primario.

Tra le complicazioni dovute alla carenza degli estrogeni possiamo sicuramente annoverare:

·      Obesità

·      Osteoporosi

·      Alterazioni dell’assetto lipidico

·      Alterazioni della pressione arteriosa

·      Aumento del rischio cardio-vascolare

 

Obesità

Numerosi studi hanno dimostrato che la fase del climaterio è associata ad un cambiamento sfavorevole in termini di composizione corporea, con deposito di grasso a livello addominale (5). L’aumento del grasso addominale (grasso androide), è da ricercare nelle riduzione dei livelli degli estrogeni a vantaggio degli ormoni maschili (androgeni). Diversi studi che utilizzavano approcci radiologici, hanno dimostrato che effettivamente le donne in menopausa hanno un quota di grasso addominale maggiore rispetto alle donne in pre-menopausa. Questo tipo di grasso costituisce un importante fattore di rischio cardiovascolare, in quanto non è un grasso inerte, ma agisce da vero e proprio organo endocrino, capace di produrre adipochine ed altre sostanze predittive di patologie metaboliche, come l’insulino-resistenza, il diabete di tipo 2 e la sindrome metabolica.

Osteoporosi

Un altro problema strettamente correlato con la menopausa sembra essere l’osteoporosi, ovvero una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata dalla riduzione della massa ossea (alterazioni quantitative) e dal deterioramento della micro-architettura (alterazioni qualitative) (4).

La diminuzione degli estrogeni influenza negativamente il processo di rimodellamento osseo. La carenza ormonale, è infatti responsabile dell’attivazione a livello dell’apparato scheletrico, degli osteoclasti, cellule deputate al fisiologico riassorbimento osseo (1). La progressiva riduzione della massa scheletrica e il deterioramento dell’architettura ossea, determinano un’elevata fragilità e rischio di fratture spontanee anche a seguito di eventi traumatici di minima entità (1).

Alterazioni Assetto Lipidico

Durante la menopausa si può verificare un deterioramento del metabolismo lipidico, con aumento dei livelli di colesterolo totale, dei trigliceridi e della lipoproteina a, a cui è stata riconosciuto un ruolo nello sviluppo dell’aterosclerosi. Spesso a tale incremento si associa anche una diminuzione del colesterolo HDL, importante fattore preventivo nelle malattie cardiovascolari (6)

Alterazioni Pressione arteriosa

Dopo la menopausa anche i valori di pressione arteriosa possono alterarsi e spesso la donna può iniziare a presentare un’ipertensione moderata in questa fase della vita (6). L’ipertensione rappresenta la causa principale dell’ipertrofia ventricolare sinistra che a sua volta è il più potente fattore di rischio per malattia cardiovascolare. Una della causa dell’ipertensione in menopausa è la diminuzione dei recettori estrogenici in sede endoteliale. Tuttavia la comparsa dell’ipertensione è correlata non solo ad una riduzione degli ormoni ma anche alla presenza di altri fattori di rischio come:

·      Obesità,

·      Resistenza insulinica.

·      Alterazioni del sistema renina-angiotensina

·      Alterazioni del sistema nervoso simpatico

·      Predisposizione Genetica all’ipertensione, ecc.

 

Rischio Cardiovascolare

Con la menopausa si verifica, come visto in precedenza, un fisiologico innalzamento del profilo lipidico (trigliceridi e colesterolo) e glicemico, spesso associata all’incremento del peso corporeo e della pressione arteriosa, che rappresentano noti fattori di rischio per le patologie su base arterosclerotica (1).

Le donne, che grazie agli estrogeni risultano protette dalle malattie cardiovascolari per tutta l’età fertile, si trovano dunque esposte in menopausa ad un rischio elevato. Numerosi studi hanno evidenziato nelle donne in menopausa una condizione di iper-omocisteinemia. L’omocisteina è un aminoacido che si forma come metabolita intermedio durante il metabolismo della metionina. Recenti studi hanno mostrato come l’iper-omocisteinemia sembra essere un fattore di rischio per l’aterosclerosi e le complicanze trombo-emboliche, in quanto elevati livelli indurrebbero un danno nell’intima delle arterie. I livelli di omocisteina aumentano con l’età ed in particolare dopo la menopausa, presumibilmente per la diminuzione dei livelli circolanti di estrogeni (6).

Ruolo della dieta nella menopausa

Dalle evidenze esposte in precedenza risulta evidente come uno degli obiettivi principali nella dietoterapia sia quello di prevenire il sovrappeso e l’obesità, ma al tempo stesso anche le carenze nutrizionali.

In presenza di un eccesso poderale si consiglia di seguire una dieta ipocalorica, evitando diete drastiche e iperproteiche in quanto un eccesso di proteine può aumentare l’escrezione urinaria del calcio, determinando un ulteriore depauperamento della massa ossea. Inoltre, le diete ipoproteiche possono indurre tra il calcio e i lipidi la formazione di saponi insolubili che precipitano nel lume intestinale, riducendo l’assorbimento di questo minerale (6). Per assicurare il giusto apporto di calcio si consiglia di consumare quotidianamente alimenti ricchi in calcio, evitando tuttavia l’abuso di latte e latticini.

Sebbene questi ultimi sono considerati un eccellente fonte di calcio, dobbiamo ricordare che apportano contemporaneamente grassi saturi (poco salutari). Recenti evidenze, inoltre hanno dimostrato che chi consuma grandi quantità di latte e latticini non mostra una riduzione del rischio di osteoporosi, anzi al contrario sembra avere ossa più fragili.

Oltre al latte e ai suoi derivati, alimenti particolarmente ricchi di questo minerale sono i legumi (ceci, fagioli), gli ortaggi a foglia a foglia larga (carciofi, cardi, cavolo cappuccio verde, cicoria, indivia, radicchio verde, spinaci) e alcuni pesci come sardine, alici, sgombri.

Altre fonti di calcio sono: mandorle, noci, pistacchi, fichi secchi e soprattutto l’acqua povera in sodio (ricca in calcio). Per ridurre il rischio di osteoporosi, non dobbiamo sottovalutare la carenza della Vitamina D.

La vitamina D aumenta l’assorbimento di calcio e di fosforo a livello intestinale e ne riduce le perdite urinarie. Ha anche la funzione di mantenere una buona efficienza muscolare, riducendo il rischio di cadute e quindi di fratture (7). La vitamina D è prodotta prevalentemente dal nostro organismo a livello cutaneo attraverso l’esposizione alla luce solare.

Poiché le fonti alimentari di questa vitamina sono poche (contenuta in sgombro, sardina, acciuga, salmone, tonno e uovo) è consigliabile, in caso di carenza, valutare un integrazione o l’utilizzo di cibi addizionati.

In conclusione quindi, al fine di ridurre le complicanze metaboliche associate alla menopausa, tutte le donne dovrebbero essere incoraggiate ad uno stile di vita sano volto alla riduzione del rischio di demineralizzazione osseo e al raggiungimento di un peso ottimale. Si consiglia quindi un’alimentazione varia ed equilibrata, nel rispetto della stagionalità degli alimenti.

Preferire, se possibile, le proteine di origine vegetale, piuttosto che le animali ricche di grassi saturi. Aumentare il consumo dei prodotti integrali ricchi di fibre, limitando inoltre l’uso del sale da cucina. Gli alimenti industriali, così come i dolci andrebbero evitati o consumati sporadicamente.

La menopausa può diventare l’occasione per volersi più bene, non soltanto a tavola, ma anche nella vita quotidiana, abbandonando stili di vita sbagliati (come fumo, l’alcool, eccessi calorici, ecc.) a favore di quelli che potrebbero garantire una vita lunga e in salute (attività fisica, hobby, ecc.).