L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che serve a moderare i livelli di zucchero, in particolare di glucosio, presenti nel sangue. Un basso livello di insulina, o il suo malfunzionamento dovuto ad una inefficace costruzione della molecola, possono condurre al diabete mellito di tipo 2.

Una delle cause di questa malattia può essere l’insulinoresistenza, cioè la bassa sensibilità delle cellule a questa sostanza, che non reagiscono adeguatamente alla sua presenza. 

Cos’è l’insulinoresistenza

L’insulinoresistenza (conosciuta anche come sindrome metabolica), è una condizione tale per cui le cellule del nostro organismo non riconoscono le molecole di insulina in circolo nel sangue, o tale per cui la riconoscono ma non ne permettono le funzionalità regolatrici nei confronti del tasso di glucosio. 

Le cause

Questa sindrome metabolica può avere differenti origini. In particolare: 

  • Origine ormonale: è la causa più comune. Si verifica quando gli antagonisti dell’insulina, come il cortisolo, l’adrenalina o il GH sono presenti in quantità eccessive. Tra le malattie che causano questi squilibri ci sono la sindrome di Cushing, l’acromegalia, il glucagonoma, il feocromocitoma.

  • Origine genetica: a causa di alcune patologie, il recettore insulinico non è attivo o non è sufficientemente attivo. Le due malattie che causano l’origine genetica sono il leprecaunismo e la Rabson-Mendenhall.

  • Origine farmacologica: lunghe assunzioni di GH sintetico o di corticosteroidi (necessari nelle malattie autoimmuni e dopo i trapianti d’organo) possono indurre insulinoresistenza collegata all’eccessiva presenza di ormoni. 

I sintomi

I sintomi dell’insulinoresistenza combaciano con i sintomi iniziali del diabete, oltre all’accumulo di acidi grassi (colesterolo) nel sangue. 

Diagnosi

Il primo sospetto della presenza di questa sindrome verrà chiarito con la raccolta delle analisi. Condizioni patologiche di fondo o utilizzo di certi farmaci promuovono lo sviluppo di questa condizione che, se non trattata, porta allo sviluppo del diabete mellito di tipo 2. 

Lo strumento di indagine più usato è la curva della glicemia a digiuno e dopo l’assunzione di una dose di glucosio: lo stesso metodo usato per individuare il diabete conclamato e il diabete gestazionale. 

Altri esami molto costosi e specifici sono usati solamente nel campo della ricerca medico-scientifica. 

Il trattamento

Con questo problema è necessario creare un rapporto di convivenza atto a limitare gli effetti negativi sul corpo, perché ad oggi non esistono trattamenti o cure in grado di eliminare completamente la malattia. 

Il cambiamento dello stile di vita è fondamentale per tutti i pazienti: 

  • Prediligere carboidrati complessi come le fibre e i cereali

  • Ridurre l’apporto di zuccheri nella dieta

  • Ridurre la quantità di grassi nella dieta per ridurre i tassi di colesterolo e trigliceridi

  • Perdere peso 

  • Fare attività fisica con regolarità

Queste sono vie fondamentali per il raggiungimento di una qualità di vita più elevata e meno influenzata dalla patologia. 

Alcuni farmaci utilizzati e studiati per il controllo del diabete, come la metformina, stanno dando risultati notevoli nel controllo dell’insulinoresistenza, sebbene il protocollo più consigliabile sia ancora quello del cambiamento dello stile di vita. 

Vanno poi separatamente trattate le patologie che possono aver innescato la sindrome metabolica. Ad ognuna è dedicata una terapia di controllo dei sintomi o di cura, a seconda del disturbo.

Per la maggior parte delle malattie che causano insulinoresistenza sono però disponibili solamente trattamenti sintomatologici che mirano a ridurre i fastidi e a rallentare l’avanzata del problema, ma non ad eliminarlo in toto e a riportare il paziente in uno stato di piena salute.