Soia e tiroide. Quando fa bene e quando va evitata

La soia è un alimento ricco di proprietà ma che presenta qualche controindicazione per la tiroide. Vediamo quando è meglio evitarla

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Pubblicato il 26 Agosto 2021
Redazione NutriDoc.it
soia e tiroide

Ricca di proteine, fibre e minerali, la soia è un legume molto nutriente che, per le sue caratteristiche, rappresenta un’alternativa vegetale alla carne.

È alla base di molte ricette vegetali, pertanto costituisce uno degli alimenti preferiti da chi segue un regime alimentare vegano o vegetariano. Il suo gusto delicato però fa sì che la soia sia apprezzata anche dagli onnivori e consumata regolarmente anche nelle diete che comprendono alimenti di origine animale.

Se prima era parecchio difficile riuscire a trovare la soia e i suoi derivati in commercio, da un paio d’anni gli scaffali dei supermercati si sono riempiti di alternative contenenti questo alimento. Lo si trova facilmente in vendita quindi nella sua forma naturale ma anche processato e trasformato in tofu, tempeh, miso e salse.

Quello del consumo della soia non è solo una moda. Le sue comprovate proprietà permettono di annoverarla tra gli alimenti più proteici e ricchi di nutrienti importanti. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che può costituire un buon alleato nella prevenzione ai tumori.

Nonostante i molti vantaggi, però, per qualche motivo la soia si è meritata il titolo di essere pericolosa per chi soffre di disturbi alla tiroide. Sembra infatti che i soggetti ipo e ipertiroidei dovrebbero limitarne il consumo.

Quello tra soia e tiroide è un rapporto particolare che merita di essere approfondito per evitare la diffusione di falsi miti. Vediamo allora quando fa bene mangiare soia e quando invece è meglio evitare.

Soia proprietà e benefici: quando fa bene consumarla?

Contrariamente a quanto si pensa, la soia fa molto bene all’organismo perché ha tantissime proprietà benefiche.

È ricca di isoflavoni, dei fitoestrogeni di origine vegetale utili soprattutto per le donne. Questi infatti si comportano come degli ormoni estrogeni sia in età fertile che durante la menopausa.

Fungono anche da immunostimolanti e inibitori delle molecole cancerogene, anche se al riguardo la comunità scientifica è divisa.

Da un lato, c’è chi ritiene che consumare regolarmente soia aiuti a prevenire lo sviluppo di tumori, in particolare quelli alla prostata e al seno. Dall’altro, c’è chi invece sconsiglia di consumare questo alimento ai soggetti cui è stato diagnosticato un cancro recentemente o in passato, proprio a causa dei fitoestrogeni.

A fare un po’ di chiarezza in merito ci pensa il sito dell’AIRC che spiega la relazione tra soia e tumori.

Studi condotti in Cina e Giappone, dove la soia è largamente utilizzata per la maggior parte delle ricette locali, hanno evidenziato come gli isoflavoni contenuti nell’alimento hanno una struttura molecolare simile a quella degli estrogeni umani ma si legano alle cellule in maniera differente.

Non solo quindi stimolano le difese antiossidanti del corpo proteggendo dal cancro, ma provocano anche l’attivazione di geni che rallentano la crescita delle cellule tumorali e impediscono lo sviluppo di metastasi (la proliferazione del cancro all’interno dell’organismo).

Infine, è bene sottolineare che il consumo di soia può avere anche effetti positivi su tutto il sistema immunitario, scheletrico e cardiocircolatorio.

In quest’ultimo caso, in particolare, diversi studi hanno dimostrato che la soia è in grado di ridurre del 10% la quantità di colesterolo cattivo LDL nel sangue, liberando le arterie.

Soia e tiroide: quando è il caso di evitarla

Il timore principale per molti riguarda il rapporto tra soia e tiroide. Pur non essendoci evidenze scientifiche al riguardo, pare che sempre gli isoflavoni impediscano la produzione di ormoni tiroidei T4 e T3, favorendo quindi una disfunzione nell’attività delle ghiandole.

Anche in questo caso, però, la scienza non si è ancora pronunciata in maniera definitiva.

Alcuni studi, infatti, sottolineano che un’abbondante assunzione di alcuni dei fitoestrogeni contenuti nella soia (genisteina), a causa di un eccessivo consumo dell’alimento, possa interferire negativamente con le ghiandole e causare inefficienza alla funzione tiroidea.

Altri studi, invece, hanno dimostrato che questa condizione si verifica solo nel caso in cui l’organismo abbia già una carenza di iodio e il malfunzionamento della tiroide sia già stato diagnosticato. Di conseguenza, sembra che la soia possa interferire con l’assorbimento dei farmaci per l’ipotiroidismo.

Nonostante ciò, pare che non ci siano ancora sufficienti prove scientifiche che possano comprovare la validità di queste tesi. Al contrario, sembra non sia la soia in sé a compromettere il funzionamento della tiroide ma la mancanza di iodio in relazione agli isoflavoni contenuti nell’alimento.

In condizioni normali, quindi, la soia non provoca disturbi alla tiroide.

Chi dovrebbe invece limitare il consumo di questo legume sono i soggetti che soffrono della sindrome dell’intestino irritabile. Le sostanze antinutrizionali come i galattani e gli inibitori di tripsina contenute nell’alimento, infatti, possono provocare gonfiore, flatulenza, diarrea o stipsi.

Per limitare gli effetti collaterali, allora, sarebbe opportuno consumare solo le varietà fermentate della soia, come miso e tempeh, oppure lasciare i legumi in ammollo per lungo tempo e sottoporli a lunga cottura per distruggere queste sostanze.

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